La Civiltà Nuragica

Non è possibile ricostruire l’organizzazione politica ed economica della società nuragica in base a precise testimonianze scritte; dobbiamo quindi fare affidamento sulla documentazione indiretta, che ci deriva principalmente (ma non solo) dai resti di cultura materiale che si rinvengono negli scavi archeologici, dall’esame delle architetture, dalle raffigurazioni dei bronzetti e delle sculture in pietra, dalle analisi territoriali degli insediamenti. Si ritiene che quella dei nuragici fosse strutturata come una “società di capi”: una società in cui l’egemonia di alcune famiglie all’interno della comunità si era ormai consolidata, ed il potere, all’inizio attribuito ad un capo elettivo soltanto in momenti eccezionali, era ormai divenuto stabile ed ereditario.

Bronzetto Capotribù
Bronzetto di capotribù, da Monti Arcosu, Uta (CA)

Una testimonianza di ciò ci può essere fornita innanzitutto dagli stessi nuraghi; le grandi fortezze complesse parrebbero porsi nei confronti degli abitati come luoghi ove veniva esercitato il potere, e quindi come dimore dei capi-tribù. Il nuraghe medesimo, soprattutto quando assume le dimensioni di una complessa fortezza, è da considerarsi frutto di uno sforzo collettivo di un’intera comunità: il che richiede un’azione di forte coordinamento che soltanto un capo poteva esercitare. Alcune tombe di giganti di particolare pregio architettonico, inoltre, potrebbero essere state commissionate da personaggi di prestigio e di grande autorità. Anche le raffigurazioni dei bronzetti nuragici ci offrono un vasto repertorio di figure fra le quali è possibile notare significative differenze: alla schiera dei semplici “opliti” (soldati con armamento individuale estremamente semplice) si contrappongono guerrieri dall’equipaggiamento ricco e complesso; agli offerenti vestiti di un modesto perizoma si contrappongono personaggi con vesti ricche e atteggiamento solenne, nei quali si è soliti riconoscere dei “capi-tribù”, anche perché molto spesso reggono un bastone interpretato come simbolo di comando. La posizione della donna, all’interno della società nuragica, non doveva essere certo di scarso rilievo, sarebbero infatti presenti, fra le raffigurazioni dei bronzetti, figure femminili di un certo prestigio – al punto che, a torto o a ragione, si è soliti definirle “sacerdotesse” .Una celebre statuina mostra una figura materna che tiene in braccio un giovane guerriero, forse ferito o forse morto (la “madre dell’ucciso”, dal nome di una celebre opera dello scultore F. Ciusa), per il quale la madre – e non il padre, come ci si aspetterebbe in una società patriarcale – domanda vendetta alla divinità: o almeno questo è uno dei significati che potrebbe essere dato al “voto” legato alla donazione del singolare bronzetto.

Bronzetto madre dell'ucciso
Bronzetto della "madre dell’ucciso", da Urzulei (NU)

Ancora, non si può ignorare il fatto che la presenza di bronzetti femminili, in atto di offrire doni al santuario, dimostra che le donne avevano, almeno a questo riguardo pari dignità e diritti rispetto agli uomini. Ogni comunità nuragica conduceva la propria esistenza entro i confini del suo territorio, vigilato e difeso da un fitto sistema di nuraghi contro le scorribande o forse anche contro le “mire espansionistiche” delle tribù limitrofe. La vita quotidiana si svolgeva all’interno delle capanne: modeste dimore di pietre con tetto in genere realizzato con tronchi e rami, spesso intonacate all’interno con del fango o argilla e talora isolate con sughero, che avevano in genere il focolare al centro (ma non sempre) ed ai lati i giacigli e le aree destinate alle lavorazioni domestiche.

Tipologia di capanna
Tipologia di capanna

Alle pareti (quando i muri erano sufficientemente spessi) potevano essere ricavate delle nicchie, a volta sopraelevate; le derrate alimentari (granaglie, ma anche acqua e altri liquidi) venivano sovente conservate in grossi vasi sepolti sotto il pavimento, dei quali affiorava soltanto la bocca che veniva coperta con una lastra di pietra. Nell’ultima fase della civiltà nuragica, si sviluppa un tipo di capanna più evoluto indicativo di una maggiore articolazione delle attività: si tratta della “capanna a settori”, cioè divisa in piccoli ambienti affacciati su un cortiletto e dotata spesso anche di un forno per la panificazione. Per quanto riguarda l’organizzazione economica, pur essendo quella nuragica una civiltà a carattere sostanzialmente agro-pastorale, vi si può notare comunque una specializzazione nelle arti e nei mestieri, rappresentata in primo luogo dalle stesse opere realizzate. La costruzione dei nuraghi e degli altri edifici civili, funerari e religiosi richiedeva maestranze abili nel tagliare e mettere in opera le pietre, e presupponeva anche la presenza di carpentieri in grado di realizzare le impalcature necessarie. La carpenteria nuragica, di cui conosciamo gli strumenti di bronzo, era in grado di realizzare anche navi e carri da trasporto, la cui esistenza ci è nota soprattutto grazie alle raffigurazioni dei bronzetti. Gli stessi bronzetti, ci offrono anche le immagini di un vario mondo di attività e mestieri: così, oltre ai guerrieri, vengono rappresentati suonatori, cuoiai, ma soprattutto agricoltori e pastori. Per quanto riguarda l’agricoltura, si coltivavano soprattutto il grano, l’orzo, varie leguminose (note sin dal Neolitico) come fave, piselli, lenticchie; le prove archeologiche ci testimoniano inoltre, per la prima volta, la comparsa della vite e del mandorlo, ma nell’alimentazione rientravano certo anche le ghiande. Fra gli animali domestici di allevamento prevalgono, naturalmente, i suini, gli ovini ed i bovini; questi ultimi costituirono per lungo tempo anche i mezzi di locomozione, poiché l’introduzione del cavallo (attestato negli scavi, sia dai resti ossei che dai finimenti in bronzo, e raffigurato forse anche in un bronzetto) è da considerarsi piuttosto tarda.

Asce, braccialetti e panelle di rame
Asce, braccialetti e panelle di rame, dal nuraghe Flumenlongu - Alghero (SS)

Un’attività connessa con l’allevamento era quella della lavorazione e commercio delle pelli, che appaiono chiaramente raffigurate in un bronzetto trovato nel santuario di Serri. Nell’economia continua tuttavia a svolgere un ruolo importante anche la caccia: dai resti rinvenuti e dalle raffigurazioni dei bronzetti, sappiamo che venivano cacciati il cervo, la lepre, il cinghiale, il daino, il muflone, la volpe, eccetera. I nuragici dovevano essere abili anche nell’intreccio delle fibre vegetali e nella lavorazione delle pelli, da cui ricavavano vestiti ma anche scudi e armature per i guerrieri: il vestiario era però prevalentemente realizzato al telaio in lana, feltro e lino. Le tuniche femminili, come ci testimoniano le raffigurazioni dei bronzetti, scendevano sino alle caviglie mentre quelle maschili si fermavano sopra il ginocchio. La produzione di vasi in età nuragica, con la parziale introduzione del tornio, è abbastanza ricca e complessa: accanto ai normali contenitori per alimenti, per liquidi e da cucina, compaiono forme particolari come gli scaldini, i fornelli, i vasi per distillare bevande alcoliche, eccetera.

Vaso a bollilatte
Vaso "a bollilatte" dal nuraghe Nastasi, Tertenia (NU)

Fra le attività più fiorenti, non bisogna dimenticare la produzione metallurgica e, soprattutto, l’estrazione e il commercio del rame, componente fondamentale per la lavorazione del bronzo. Lingotti di rame, sia in forma di panelle lenticolari che nella caratteristica sagoma quadrangolare (in forma di pelle di bue disseccata piuttosto diffusa nel Mediterraneo, a Cipro e nell’area Egea), sono stati rinvenuti in numerose località della Sardegna.

Lingotto di rame
Lingotto di rame con segni dell’alfabeto egeo, da Nuragus (NU)

Proprio il commercio dei preziosi metalli, di cui l’Isola era ricca, portò la società nuragica a contatto con diverse civiltà del bacino del Mediterraneo, a cominciare da quella micenea nel XIV-XIII secolo, per proseguire poi con quella fenicia e punica (forse già intorno all’XI-X secolo), quella Villanoviana ed Etrusca, l’area egea, eccetera. Da Cipro, addirittura, qualcuno suppone che provenissero i primi metallurghi, per insegnare ai nuragici l’arte della fusione del bronzo: su alcuni lingotti trovati in Sardegna sono incisi alcuni caratteri dell’antico alfabeto egeo, forse indicazione dell’unità di misura. I Micenei, nel pieno della loro potenza e del loro dominio nel Mediterraneo, giunsero a stabilire, nel Golfo di Cagliari (a Sarrok, sulla rocca di Nuraghe Antigori), una loro postazione: una sorta di sede di rappresentanza, perfettamente inserita in un abitato nuragico, forse per lo smistamento delle merci commerciate nell’Isola (metalli, soprattutto) in cambio di oggetti di pregio. Forse Sardi (“Shardana”) e Micenei (o “Achei”) combatterono insieme fra le file dei cosiddetti “Popoli del Mare”, che nel XIII secolo si scontrarono ripetutamente con l’impero egiziano.

(Tratto da “Civiltà Nuragica” di Paolo Melis, Carlo Delfino Editore)