Gli angeli del fango

di Sara Elisabetta Demuro

Per inaugurare la rubrica Il pensiero della settimana volgo lo sguardo al passato, al 4 novembre 1966 per la precisione, a Firenze. Una terribile alluvione purtroppo si abbatté sulla città strappando la vita a decine di persone e devastando con il fango l’immenso patrimonio artistico. Anche la Biblioteca Nazionale di Firenze venne sommersa da fango e detriti, e si stima che 4 milioni di libri vennero danneggiati. Ma nella sciagura avvenne una sorta di miracolo: un vero e proprio esercito di ragazzi, volontari, provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo, giunse a Firenze per lavorare in condizioni difficilissime con lo scopo di salvare libri, statue, manufatti antichi, quadri…Immersi nel fango, senza elettricità, non si diedero tregua offrendo al mondo intero un esempio di solidarietà e di fratellanza indimenticabile. Unirsi e faticare per recuperare ogni centimetro possibile di cultura. Gli “Angeli del fango” li chiamarono. Cosa li mosse a un tale gesto? Certamente vedere una città come Firenze in ginocchio li turbò, certamente si resero conto che quel patrimonio culturale un po’ apparteneva anche a loro, e vederlo perduto senza rimedio non era cosa accettabile. Per me rimarrà un esempio di quanto può essere nobile l’animo umano. Una volta chiesi a un mio professore quale fosse la prima cosa che ci distinse dagli animali. “L’arte!” mi rispose senza esitazione. Chissà se tra quei giovani, nel novembre del ’66, c’era anche lui.