Sara Demuro
Curriculum Vitae
Nata a Lanusei il 4 agosto 1978, nel 1997 consegue il diploma di “Maturità Scientifica” presso il Liceo scientifico di Jerzu (OG). Si trasferisce a Torino dove consegue la laurea in ingegneria civile idraulica al Politecnico. A Torino si stabilisce definitivamente e sposa Alberto nel 2003. Prima come stagista, poi come impiegata, si affaccia alla professione lavorando nello Studio Tecnico Casetta & Del Piano Ingegneri Associati per quattro anni. Attualmente è libera professionista collaboratrice presso lo stesso studio e progettista nel settore termotecnico ed energetico. Dal 2011 è anche insegnante di terza fascia di matematica e fisica per gli istituti superiori. Madre di Edoardo ed Eleonora, non ha mai smesso di coltivare la passione per la musica, la pittura e la scrittura.
Intervista
Sara è sempre indaffarata, presa tra gli impegni familiari, quelli di lavoro e le briciole di tempo che faticosamente si ritaglia per poter proseguire a dipingere, leggere, scrivere o suonare. E’ minuta ma energica, gentile nei modi ed estremamente orgogliosa di essere sarda, non in maniera ostentata, ma di certo evidente. Quando iniziamo l’intervista si rilassa, abbozza un sorriso e comincia a parlare del suo libro con gli occhi sognanti di chi racconta una bella favola…
  • D: - Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
  • R: - L’amore per la mia terra d’origine, la Sardegna, e la voglia di trasmettere quel legame così forte con le nostre radici anche a mio figlio. Nelle mie pagine sono inoltre presenti tutta la curiosità e il fascino che dalla più tenera età la civiltà nuragica ha suscitato in me, e un grande quesito che mi tormenta: perché la civiltà nuragica, pur essendo stata molto ben caratterizzata e longeva, non ha mai avuto la rilevanza che meritava tra gli antichi popoli del mediterraneo nei libri di storia?
  • D: - I protagonisti di questo libro sono reali o completo frutto della tua fantasia?
  • R: - Diciamo che sono tutti ispirati a persone reali, che conosco molto bene e hanno fatto parte della mia vita…tutti tranne Patrizia. Non so perché, ma è un personaggio che ha preteso di esserci e si è narrato da sé mentre scrivevo…mio cugino Orlando dice che lei in realtà sarei io…un curioso gioco dell’inconscio!
  • D: - Perché hai scelto di ambientare il racconto nel Regno Unito oltre che in Sardegna, hai dei ricordi particolari che ti legano a Londra?
  • R: - No, anche perché nel Regno Unito non sono mai stata. E’ stato un esperimento di tipo salgariano: descrivere luoghi mai visti…ma diciamo che rispetto a Salgari ho il vantaggio di poter utilizzare Internet.
  • D: - Tu hai un indole creativa: suoni il pianoforte, ami dipingere e scrivere…Eppure hai scelto di intraprendere un percorso di studi e un lavoro di tipo prettamente scientifico, perché?
  • R: - Sono stata pragmatica: provengo da un piccolo paese e da una famiglia semplice, volevo affermarmi in un campo in cui avrei avuto la certezza di assicurarmi un lavoro, anche a costo di sacrificare una parte di me stessa. Si sa, l’arte difficilmente paga, e bisogna essere particolarmente talentuosi e fortunati per emergere. Io non credo molto nella fortuna, e non ho mai pensato di avere delle capacità superiori rispetto ad altri. Inoltre, a differenza di Monica ho sempre avuto il grande timore che fare delle mie passioni un lavoro avrebbe prima o poi esaurito la mia vena creativa… ora ho la certezza che non sarebbe stato così, ma mi piace comunque come ho organizzato il mio tempo: scrivo di notte, dipingo in vacanza, suono con mio figlio, leggo in tutti i piccoli spazi di relax che riesco a concedermi.
  • D: - Il finale del libro rimane aperto, hai in mente un seguito?
  • R: - Certamente, attualmente ci sto lavorando, anche perché ho concepito tutta la storia come una trilogia di cui “Il Mistero degli Shardana” è solo il primo capitolo.
  • D: - Nelle tue presentazioni spesso parli del libro come parte di un progetto più ampio. Cosa intendi ?
  • R: - Il libro è nato come cosa intima, solo in un secondo momento è stato pubblicato. I riscontri positivi che ha avuto sia in Sardegna che al di fuori mi hanno portato a pensare che potesse essere un veicolo di visibilità per la mia terra, un modo di promuovere l’Isola per le grandi potenzialità che il suo territorio e la sua gente possiedono. Anche per questo motivo sono stati concepiti il sito web e l’idea di una traduzione in inglese. Ma è solo l’inizio di un percorso… l’impegno correlato è il recupero di un’area archeologica nel territorio di Bari Sardo, il mio paese. Ci voglio credere e, forza paris, prima o poi ce la faremo!